A QUANTO AMMONTA IL NOSTRO DEBITO.
Iil debito pubblico italiano risulta circa 1900 miliardi. Se consideriamo che il nostro pil alla fine del 2011 dovrebbe essere intorno ai 1600 miliardi di euro, ciò significa che l’indebitamento pubblico è superiore all’intera ricchezza che l’Italia produce in un anno.Tuttavia molti economisti considerano il rapporto debito pubblico Pil una misura inconsueta e distorta della visione del grado di indebitamento di un Paese, in quanto il debito è un valore di stock, mentre il pil è una variabile di flusso. Da questo punto di vista, l’Italia avrebbe un rapporto invidiabile agli altri stati, grazie alla notevole ricchezza privata accumulata dalle famiglie e dalle imprese, pari a 5,5 volte il nostro pil, a cui si dovrebbe aggiungere la ricchezza dei beni pubblici, valutati intorno a 1,5 volte il pil. In totale, avremmo una ricchezza complessiva pari a circa 7 volte il nostro pil, per un debito pari a 1,19 volte il pil annuo.
CHE COSA E’ IL DEBITO PUBBLICO.
Esso è dato dai debiti accumulati negli anni dallo stato, compresi gli enti locali. A loro volta, essi sono dati dalla differenza tra ciò che lo stato è riuscito a incassare e ciò che ha speso. Tale differenza si chiama deficit e la somma dei deficit è il debito pubblico. Lo stato salda la differenza, indebitandosi, ossia emettendo titoli del debito, di varia durata (BoT, BTp, CcT, etc.). Stando ai dati di fine giugno, il 56,4% di loro risulta essere italiano, mentre il 43,6% è straniero.
SPREAD E MERCATO SECONDARIO
Lo spread Btp Bund, ossia il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi. Si tratta, cioè, non dei rendimenti e dei differenziali dei titoli emessi all’asta dal Tesoro, bensì di quelli che si registrano sul mercato, in seguito alle contrattazioni “tra privati”. In sostanza, chi compra, ad esempio, un BTp a dieci anni, il giorno stesso può rivenderlo sul mercato “secondario” e lì, sulla base della legge della domanda e dell’offerta, esso renderà di più o di meno. I rendimenti del mercato secondario e quelli alle aste sono legati nel medio termine, come dimostrano anche i risultati degli ultimi collocamenti di titoli da parte del Tesoro. Ciò è dovuto al fatto che il secondario generalmente registra con maggiore immediatezza la maggiore fiducia o sfiducia dei mercati, ma col tempo il dato si trasmette anche al mercato primario. Inoltre, per una questione di arbitraggio, se i rendimenti dei titoli fossero molto diversi tra i due mercati, converrebbe comprare laddove il titoli vale meno e rende di più, con ciò tendendo ad annullare le divergenze.
QUALI RIMEDI.
Ll’Italia ha un rapporto tra debito e pil sostanzialmente simile da circa venti anni e, pertanto, il timore di un default non è affatto giustificato, perchè il nostro Paese ha già dimostrato di essere in grado di gestire una tale situazione. Ma quello che si chiedono i mercati è: per quanto tempo, un Paese che non cresce e che mostra una tendenza al declino da un punto di vista delle prospettive di crescita, occupazione e investimenti, potrà continuare a sostenere un debito così alto? Ciò, in particolare, osservando la tendenza italiana a non riformare mai i meccanismi di spesa e a non porre rimedio alle gravi inefficienze pubbliche, che sono alla base della generazione continua di nuovo debito. Per questo, soprattutto le banche straniere hanno iniziato a vendere titoli italiani, che si sono così deprezzati, rendendo di più. C’è poi la questione speculativa, ossia le banche (francesi e Goldman Sachs, in testa) hanno puntato a vendere i nostri bond, con la speranza che perdendo questi molto valore, potranno riacquistarli in seguito a prezzi molto più bassi, realizzando guadagni capitale notevoli e appropriandosi di una grossa fetta del debito italiano (per potere influenzare così di più il nostro governo?).
RAPPORTO DEBITO PUBBLICO PIL.
Il rapporto tra debito e pil dipende da tre fattori essenziali: deficit fiscale, crescita del pil e inflazione. Non potendo puntare per ovvie ragioni sulla crescita dell’inflazionei, rinunciando alla cosiddetta monetizzazione del debito, le uniche due cose che il governo italiano dovrà fare per i prossimi anni saranno il contenimento del deficit di bilancio, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio e l’adozione di politiche per la crescita. Così facendo, l’Italia non genererebbe più alcun aumento del debito in valore sia assoluto che percentuale (il deficit sarebbe zero), e la maggiore crescita del pil ridurrebbe il peso dell’indebitamento in termini percentuali. Per questo, l’Europa ci chiede di puntare su misure di austerità fiscale da un lato e su liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e riduzione delle burocrazie dall’altro. A parità di spesa pubblica, infatti, queste ultime misure consentono all’economia di meglio raggiungere il proprio potenziale.



